| postata il 15/2/2009 - Storie |
| Storia di Gigetta e Federico_500_F_1966 |
|
 Ciao a tutti, torno a parlare di Gigetta, la mia 500 F ottobulloni preserie del '65. Forse avrete già letto di lei nella mia presentazione, risalente a qualche mese fa. La mia 500 è stata per quarant'anni nelle mani di una signora di Albisola (SV) che l'ha trattata quasi come un essere umano (e non esagero), dandole un nome, Gigetta, e usandola con un'attenzione mai vista prima per un'automobile. Ha documentato tutta la sua vita annnotando su un quadernino ogni singolo spostamento, rifornimento, intervento di manutenzione e persino quando andava a pagare l'assicurazione. Mandata dalla Fiat alla Varauto di Varazze nel 1965, la "110 F berlina 500" di colore Bianco 233 venne venduta il 28-1-1966 e ritirata il 2-2-1966 con targa SV 66993. La signora, già quarantenne ma neopatentata, aveva bisogno di una piccola utilitaria su cui fare pratica, compito che fu affidato a quella 500 bianca. Quel radioso 2 febbraio in cui lei e il marito andarono a ritirarla alla concessionaria, percorsero la statale Aurelia a 40 all'ora con un sorrisetto che lasciava intravedere un malcelato orgoglio per quella che sembrava essere la conquista dello spazio. Si diressero subito alla selleria dove fecero montare i coprisedili che ha ancora oggi, quindi fecero tappa presso un famoso negozio di dischi per comprare il 45 giri di Caterina Caselli "Nessuno mi può giudicare", vincitore a Sanremo due giorni prima. All'epoca una macchina nuova era ancora considerata un avvenimento importante, e i vicini di casa, cioè una piazza intera, venuti a sapere dell'imminente arrivo della piccola Fiat, aspettavano nascosti dietro alle gelosie socchiuse. E la Nuova 500 arrivò, con gli abbaglianti accesi e suonando il clacson, facendo uscire sui balconi uomini, donne, bambini,anziani, tutti insomma. Tutti corsero a vedere la 500 più nuova del quartiere, appena arrivata dal concessionario. Per l'occasione le pareti del piccolo garage di famiglia vennero rivestite di gommapiuma, in modo da non rigare o ammaccare la "fuoriserie", costruirono una pedana rialzata su cui parcheggiarla e cambiarono addirittura la serratura del portone con una più sicura. La Gigetta, nonostante l'epoca in cui era "nata", trascorse una vita tranquilla. Fuori dal nido ovattato del suo garage, in quel 1966 iniziavano i primi tumulti che sarebbero sfociati nel '68. I capelloni erano perseguitati dai "matusa" che gli spruzzavano l'insetticida in testa, tramite fonovaligie, juke-box e radio si combatteva la dura battaglia tra rockers e mods, i primi di Novembre 1966 l'Arno sommerse Firenze e centinaia di 500, la benzina era arrivata a costare 160 lire al litro, e tra cravatte col nodo stretto, capelli cotonati e bambini con i calzettoni bianchi iniziavano a farsi largo le prime minigonne. Quella 500 bianca che oggi è mia percorreva non più di 700 km all'anno. La signora infatti la usava una volta alla settimana soltanto se non pioveva per andare a Savona a fare compere. Se il tempo era brutto o minacciava pioggia, prendeva l'autobus e lasciava la macchina in garage. Seguiva alla lettera tutte le indicazioni del libretto uso e manutenzione e "Consigli agli utenti Fiat". Appena iniziò a usarla comprò un paio di ballerine apposta per guidare, usate per quarant'anni solo sulla 500. Fino ad oggi non ha mai superato la stratosferica velocità di 70 km/h al tachimetro (quindi 65-66 effettivi). 1966, 1967, 1968... arrivarono gli anni Settanta. Nel 1970 venne presentata la 127, e la signora ricevette molte proposte:"Dai, passa alla 127, è più comoda, più veloce, altro che la 500! E' un altro pianeta!". Ma lei, imperterrita, non si lasciò incantare e tenne ancora con lei la sua adorata Gigetta, che in circa quattro anni aveva percorso appena 2900 chilometri. Arrivarono gli anni Ottanta, e con essi i primi 14.000 chilometri della Gigetta. Nel frattempo erano state presentate la Panda, la Uno, la Y10, ma la signora aveva deciso fin dal 2 febbraio 1966 che quella 500 sarebbe invecchiata con lei, sarebbe stata una sorta di bastone della vecchiaia. Che in effetti è stato. Gli incentivi alla rottamazione, l'avvento delle auto catalizzate, degli airbag e dell'elettronica onnipresente non sono serviti a far cambiare idea alla signora, che fino al terzo millennio ha continuato a servirsi della 500 bianca per i suoi piccoli spostamenti, sempre gli stessi, precisi identici, da 40 anni. Si può dire che ormai la 500 potesse già andare da sola. Certo, l'agilità con cui la sua signora nel '66 saltava su e partiva aveva perso un po' di smalto, ma nonostante la soglia degli ottanta già superata, ha continuato a guidarla. Sul far del ventunesimo secolo, un po' per il traffico di Savona in continuo aumento, un po' per l'età, non si sentì più in grado di guidare, le fece fare il tagliando e parcheggiò la sua compagna di viaggi nel garage, alzata sui cavalletti, coperta e chiusa a chiave. Passò il tempo, e suo figlio decise che, piuttosto di lasciarla lì ferma con il rischio che il motore si bloccasse, era meglio venderla. Nel 2006 quando andai a vederla, mi accompagnò al garage la signora, e aprendo il portone mi disse con tono severo, da generale tedesco:"Mi raccomando però, non è un giocattolo.". La 500 partì al primo colpo, e la sua signora, dietro agli occhiali, si lasciò scappare una lacrima. Io, viste le condizioni splendide, le dissi che l'avrei comprata, e lei ci restò a dir poco male. Si mise quasi a piangere, e mi disse:"Tu sei giovane, non so se puoi capire, ma per la Gigetta ho fatto tanti sacrifici, e per me è stata un aiuto importantissimo, senza di lei so solo io quanto avrei tribolato. Ho sempre detto che mi avrebbe acccompagnata fino alla fine, ma purtroppo sono invecchiata più in fretta io, e non me la sento più di guidarla. Te la vendo, ma ti prego, promettimi di portarmela a vedere qualche volta finche ci sarò ancora, o almeno mandami qualche fotografia". E così sto facendo. Ogni tanto le spedisco le fotografie della sua adorata Gigetta, che mi sta regalando tantissime soddisfazioni. Le foto sono anche nella vetrina, sotto il 1966 e "Gigetta". Oggi ha 57.000 chilometri, e se ho trovato una 500 in queste condizioni posso solo dire grazie alla sua signora, che l'ha tenuta come si conviene a una macchina, ma non una macchina qualsiasi, la "piccola grande auto". Resistere alla tentazione dell'ultimo modello serve a qualcosa... by Federico_500_F_1966 |
| postata il 21/7/2008 - Storie |
| un nonno racconta: quel giorno che... |
|
 Erano gli anni sessanta, noi, ragazzi di provincia, di una cittadina sull'Appennino emiliano, sulla strada statale che dall'entroterra emiliano-lombardo porta al mare toscano-ligure, ci "gasavamo" cercando di emulare i vari piloti, abarthizzando le nostre 500, comprate con chili di cambiali, il più delle volte comprate incidentate e poi rabberciate alla meglio, ma sempre cambiali ci volevano, chi aveva il contante! noi certamente no! Bei tempi, la benzina costava 96 lire litro! per metterne 1000 lire si faceva la colletta fra i passeggeri (sempre 5 o 6). Eravamo un gruppo di 7-8 ragazzi, tutti sulla ventina, chi aveva la topolino, chi la 600, la maggioranza la 500, io fra questi, poi c'era il fornaio con la giardiniera portapane, sempre carica di ceste e pane, almeno quello non ci mancava! Quanto pane abbiamo mangiato! per fortuna c'era anche un figlio del salumiere! Come detto, il paese-cittadina si trova sulla statale che porta al mare, (non c'era ancora l'A 15, Parma-La Spezia) perciò nel week-end si vedevano parecchi cittadini "sboroni", parmigiani, milanesi ecc... che con le loro fuoriserie, porsche, ferrari, fiat dino, alfa GT, Jaguar ecc.., con a bordo delle "gnocche" da far spavento, sfrecciavano per il paese, una piccola sosta per sorseggiare qualche bibita o caffè, (da loro avevamo imparato a bere il Rosso Antico, forse i giovani non lo conoscono, ma allora se non bevevi, al bar, un Rosso Antico non eri nessuno) attirando l'attenzione, anche un pò di invidia, di tutti, (forse si fermavano per questo) l'attenzione delle nostre donzelle, le quali sognavano il principe azzurro, per una vita diversa, fuori dal paese! A noi tutto questo ci rodeva un pochetto, parecchio, specialmente per le ragazze, le attenzioni delle quali erano tutte per le fuoriserie e per i loro occupanti, per noi niente, oh quanto ci rodeva!!!!!! La nonna di Mario, uno della "banda", gestiva un bar-osteria-alimentari, situato sulla statale menzionata, ad una quindicina di km prima del paese; erano 15 km con sali-scendi e molto tortuosa, poi c'era una curva, in discesa a sinistra, con vista sul vuoto (burrone) dove tutti rallentavano. Noi questa strada la conoscevamo al palmo, ci esercitavamo tra noi tutti i giorni, ci cronometravamo, a volte mettendo qualcuno nelle curve per segnalare via libera, insomma per noi questo tratto non aveva segreti. Nei weekends ci postavamo al di fuori di questa osteria ad aspettare che qualche sborrone passasse col "macchinone" e la relativa gnocca, rincorrerlo con le nostre piccole "ferrarine", cofano alzato, targa bassa, assetto raschia-asfalto, fargli vedere i sorci verdi, specialmente nella curva "con vista sul vuoto", non era bello farsi sfilare da una 500! Un giorno passò una Renault Alpine blu, targata Francia, ad andatura turistica, il nostro commento: adesso ci facciamo il francese! Coi motori già caldi ci mettemmo alla caccia del francese, il quale, realizzando subito quello che stava per succedere, schiacciò sull'acceleratore, era uno spettacolo vedere l'Alpine percorrere in derapata quelle curve, io mi dissi: adesso ti voglio nella curva sul vuoto! Proprio in quella curva non lo vedemmo più, era volatizzato. Tutti noi, un pò delusi e bastonati, con la coda in mezzo alle gambe, continuammo fino al paese, e lì sorpresa! parcheggiata davanti al bar che frequentavamo c'era la Renault, la fottuta Alpine color blu! Il giovanotto alla guida ci aspettava, aveva però già bevuto il caffè! Quel ragazzo con la parlata italo-francese era Jean Claude Andruet, per noi appassionati di auto era già famoso, fu molto gentile ci offrì da bere, era venuto dalla Francia, dove viveva con la mamma, a trovare il papà italiano, che viveva in paese. I giorni seguenti furono giorni di racconti, noi tutti a bocca aperta! GRANDE Jean Claude! by omero |
| postata il 4/2/2008 - Storie |
| Archidado e il primo proprietario di Lilì |
|
 Domenica mattina si è consumato un momento ad alto contentuto lacrimoso  Finalmente dopo esserci rincorsi per un po', sono riuscit ad incontrare il signore che per primo nel lontanto Novembre del 1968 ha ritirato bella splendente dal concessionario la mia Lilì! Ecco una foto che ritrae il momento, con il vecchio proprietario e la moglie che si abbracciano il cinquino! Peccato la giornata piovosa... Il signor Francesco e la sua consorte hanno avuto un tuffo indietro nei ricordi di quasi 40anni e mi han raccontato che Lilì era stata acquistata perchè il signor Francesco iniziava il suo nuovo lavoro di rappresentante della Buitoni per il triveneto, percio' con il fido cinquino ha percorso il triveneto in lungo e in largo per più di due anni, senza mai rimanere a piedi nè avere il minimo incidente. poi nel 1971 l'hanno venduta ad un concessionario e sostiituita per una Fiat 124 (un bel salto, no?)  Con quest'auto hanno avuto il primo bambino e non vi dico l'occhio un po' lucido che è venuto ad entrambi quando ci sono saliti sopra! Ovviamente mi han proposto di acquistarla, ma non me la sono sentita  in compenso siamo d'accordo che ci ritroveremo che la vogliono far vedere a figli (ne hanno 3!) e nipoti che già conoscono la storia del ritrovamento... e considerate che io sono il 6° proprietario della macchina! L'unica nota negativa è che non hanno nemmeno una piccola foto dell'epoca, ma pazienza, mi accontenterò dei loro ricordi. mi ero portato appresso un bel cd con dentro un po' di foto fatte nei vari raduni e giretti (grazie Righel per le foto  ) che è stato molto apprezzato! Son contento! Spero un pò alla volta di scovare anche gli altri proprietari! by Archidado |
| postata il 10/1/2008 - Storie |
| Nato in 500 |
|
 Sono nato nel 1971, la notte del 25 gennaio venne chiamata con urgenza la nostra vicina di casa che possedeva una Fiat 500L del 1970 (la macchina nella foto) per dare un passaggio a mia madre che doveva partorire. Cosi' la vicina, mia madre e mia nonna partirono verso l'ospedale, ma io ebbi troppa fretta e non riuscirono ad arrivare in tempo, quindi sono nato in questa piccola spettacolare vettura. Dopo 36 anni ho voluto questo gioiello (la mia casa natale)e l'ho travata del 1970 e targata Torino, mio luogo di nascita, cosa chiedere di più. Quindi vi lascio immaginare, entrare all'interno e sentire il suo odore (il primo che ho sentito alla nascita)cosa mi fa provare... Ed ecco la mia 500:  by Dula |
| postata il 23/12/2007 - Storie |
| 500 Nipponiche |
|
Dal nostro inviato nella terra del Sol Levante ecco un interessante reportage sul capannone che non ti aspetti di trovare... Su indicazione dell'ottimo HM500 (e famiglia) siamo andati a visitare il garage Ontario SS a Saitama ( http://www.ontario-s...); se siete già a Tokyo è a due passi; giusto un'oretta di treno  L'officina si trova al primo piano di un capannone ed è molto grande, o almeno, lo sarebbe se quasi tutto lo spazio non fosse utilizzato per stoccare 500 in attesa di restauro. Si... volendo adesso potete anche telefonargli Nonostante la nostra visita a sorpresa, il signor Yamaguchi è estremamente gentile, mi lascia gironzolare, fotografare e risponde ad un sacco di domande. Palitto intervista Yamaguchi san Yamaguchi mi mostra orgoglioso uno degli ultimi restauri ed il risultato è davvero eccellente, inoltre ci ricorda che è l'unico in tutto il Giappone ad occuparsi *esclusivamente* di 500. Si nota subito le differenza tra un restauro fatto in Italia ed uno in Giappone; noi possiamo ancora permetterci di fare gli schizzinosi; puoi essere fortunato e trovare una coppa Abarth nella cantina del nonno, fare un piacere al tuo vicino e portargli via a gratis quel motore di 500R che gli ingombra il garage o la soffitta, girare per mercatini e trovare fregi e maniglie a pochi euro... in Giappone questo non capita e non si butta via niente! Panoramica 500 allo stretto (incasellate come tessere del tetris ad un centimetro di distanza l'una dall'altra... ragazzi... mai visto un centimetro così piccolo!)  Yamaguchi dice che la varietà di ricambi disponibili è persino superiore a quella italiana (e non faccio fatica a credergli), tuttavia, le pratiche burocratiche per avere ricambi dall'Italia sono molto complicate. Yamaguchi espone il restauro da 18000 euro... ...interni compresi Ha anche provato a procurarsi componenti venendo direttamente in Italia ma pur facendo il tutto nel massimo rispetto della legge è stato comunque fermato alla dogana e sottoposto ad un imbarazzante interrogatorio (dove pare lo abbiano persino accusato di aver rubato i ricambi). Complimentini ai geniacci della GdF. Un restauro a regola d'arte può costare circa 3 milioni di Yen (oltre 18000 euro) ed alla Ontario ne eseguono circa due ogni anno. E' tanto, ma può sembrare un po' meno caro se, oltre ad informarvi sui prezzi della manodopera giapponese, considerate che in quei casi la 500 viene smontata e rimessa a nuovo dal primo all'ultimo bullone (vedi: http://www.ontario-s...). Normalmente, più che di un vero e proprio restauro viene effettuato un ricondizionamento generale in grado di portare nuovamente una 500 in strada contenendo i costi del prezzo di vendita. 500 sopra e sotto i ponti Chi compra una 500 in Giappone? Qualcuno la usa davvero come auto "di tutti i giorni" ma rischia guasti frequenti, fa notare Yamaguchi, ed anche in questo caso possiamo immaginare cosa voglia dire aver bisogno di un motorino d'avviamento funzionante a... Sapporo. Il meccanico al lavoro Praticamente assenti le 500 con guida a destra, segno che il grosso dell'importazione è avvenuto per vie parallele negli anni '80 durante il periodo della bolla economica (e dopo il successo di Lupin III, immagino). Attrezzi Raduni? Manco a parlarne; pochissimi e molto diversi da quelli italiani e questo Yahaguchi lo dice con un po' di rammarico. Il 500ista nippone preferisce godersi la 500 in privato ed è poco incline a rischiare una fiancata solo per fare festa un pomeriggio, ed anche qui non fatico a credergli dal momento che anche da noi quelli che evitano i raduni nei giorni in cui il meteo ventila l'ipotesi pioggia non mancano. Scorte Beh, finiamola qui perché ad un certo punto Yamaguchi aveva piacere di rimettersi al lavoro... ma anche perché se da voi sono le 18 qui si sono fatte le 2 di notte... by GalileoPS: Si, lo so, mi sono dimenticato di chiedergli cosa centri l'Ontario con una officina specializzata in 500. Giuro che volevo fargliela sta domanda ma poi, appena ho visto un mare di 500, mi si è annebbiata la concentrazione Sarà per la prossima... |
|
|
|
STORIE DI 500

Chi di noi non ha una storia particolare legata alla 500? Un avventura che più di altre gli è rimasta dentro e ha reso unico e speciale il legame con questa piccola vettura.
Se vuoi raccontarci anche tu la tua "storia di 500" inviala via mail all'indirizzo storie@cinquino.net
Lo staff
|
|
|
| Cinquino.net |
© Diego Lunadei |
 |
|
E' vietata qualsiasi riproduzione, anche parziale, di fotografie, disegni e testi senza l'autorizzazione scritta di Cinquino.net
|