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postata il 4/2/2008 - Storie
Archidado e il primo proprietario di Lilì

Per vedere le immagini a dimensioni ottimali effettuare il login!Domenica mattina si è consumato un momento ad alto contentuto lacrimoso

Finalmente dopo esserci rincorsi per un po', sono riuscit ad incontrare il signore che per primo nel lontanto Novembre del 1968 ha ritirato bella splendente dal concessionario la mia Lilì!
Ecco una foto che ritrae il momento, con il vecchio proprietario e la moglie che si abbracciano il cinquino! Peccato la giornata piovosa...

Il signor Francesco e la sua consorte hanno avuto un tuffo indietro nei ricordi di quasi 40anni e mi han raccontato che Lilì era stata acquistata perchè il signor Francesco iniziava il suo nuovo lavoro di rappresentante della Buitoni per il triveneto, percio' con il fido cinquino ha percorso il triveneto in lungo e in largo per più di due anni, senza mai rimanere a piedi nè avere il minimo incidente. poi nel 1971 l'hanno venduta ad un concessionario e sostiituita per una Fiat 124 (un bel salto, no?)

Con quest'auto hanno avuto il primo bambino e non vi dico l'occhio un po' lucido che è venuto ad entrambi quando ci sono saliti sopra!
Ovviamente mi han proposto di acquistarla, ma non me la sono sentita in compenso siamo d'accordo che ci ritroveremo che la vogliono far vedere a figli (ne hanno 3!) e nipoti che già conoscono la storia del ritrovamento... e considerate che io sono il 6° proprietario della macchina!

L'unica nota negativa è che non hanno nemmeno una piccola foto dell'epoca, ma pazienza, mi accontenterò dei loro ricordi.
mi ero portato appresso un bel cd con dentro un po' di foto fatte nei vari raduni e giretti (grazie Righel per le foto ) che è stato molto apprezzato!

Son contento! Spero un pò alla volta di scovare anche gli altri proprietari!

by Archidado



postata il 10/1/2008 - Storie
Nato in 500

Per vedere le immagini a dimensioni ottimali effettuare il login!Sono nato nel 1971, la notte del 25 gennaio venne chiamata con urgenza la nostra vicina di casa che possedeva una Fiat 500L del 1970 (la macchina nella foto) per dare un passaggio a mia madre che doveva partorire.

Cosi' la vicina, mia madre e mia nonna partirono verso l'ospedale, ma io ebbi troppa fretta e non riuscirono ad arrivare in tempo, quindi sono nato in questa piccola spettacolare vettura.

Dopo 36 anni ho voluto questo gioiello (la mia casa natale)e l'ho travata del 1970 e targata Torino, mio luogo di nascita, cosa chiedere di più.

Quindi vi lascio immaginare, entrare all'interno e sentire il suo odore (il primo che ho sentito alla nascita)cosa mi fa provare...

Ed ecco la mia 500:

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by Dula



postata il 23/12/2007 - Storie
500 Nipponiche

Per vedere le immagini a dimensioni ottimali effettuare il login! Dal nostro inviato nella terra del Sol Levante ecco un interessante reportage sul capannone che non ti aspetti di trovare...

Su indicazione dell'ottimo HM500 (e famiglia) siamo andati a visitare il garage Ontario SS a Saitama (http://www.ontario-s...); se siete già a Tokyo è a due passi; giusto un'oretta di treno

L'officina si trova al primo piano di un capannone ed è molto grande, o almeno, lo sarebbe se quasi tutto lo spazio non fosse utilizzato per stoccare 500 in attesa di restauro.

Si... volendo adesso potete anche telefonargli
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Nonostante la nostra visita a sorpresa, il signor Yamaguchi è estremamente gentile, mi lascia gironzolare, fotografare e risponde ad un sacco di domande.

Palitto intervista Yamaguchi san
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Yamaguchi mi mostra orgoglioso uno degli ultimi restauri ed il risultato è davvero eccellente, inoltre ci ricorda che è l'unico in tutto il Giappone ad occuparsi *esclusivamente* di 500.

Si nota subito le differenza tra un restauro fatto in Italia ed uno in Giappone; noi possiamo ancora permetterci di fare gli schizzinosi; puoi essere fortunato e trovare una coppa Abarth nella cantina del nonno, fare un piacere al tuo vicino e portargli via a gratis quel motore di 500R che gli ingombra il garage o la soffitta, girare per mercatini e trovare fregi e maniglie a pochi euro... in Giappone questo non capita e non si butta via niente!

Panoramica
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500 allo stretto (incasellate come tessere del tetris ad un centimetro di distanza l'una dall'altra... ragazzi... mai visto un centimetro così piccolo!)
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Yamaguchi dice che la varietà di ricambi disponibili è persino superiore a quella italiana (e non faccio fatica a credergli), tuttavia, le pratiche burocratiche per avere ricambi dall'Italia sono molto complicate.

Yamaguchi espone il restauro da 18000 euro...
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...interni compresi
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Ha anche provato a procurarsi componenti venendo direttamente in Italia ma pur facendo il tutto nel massimo rispetto della legge è stato comunque fermato alla dogana e sottoposto ad un imbarazzante interrogatorio (dove pare lo abbiano persino accusato di aver rubato i ricambi). Complimentini ai geniacci della GdF.

Un restauro a regola d'arte può costare circa 3 milioni di Yen (oltre 18000 euro) ed alla Ontario ne eseguono circa due ogni anno. E' tanto, ma può sembrare un po' meno caro se, oltre ad informarvi sui prezzi della manodopera giapponese, considerate che in quei casi la 500 viene smontata e rimessa a nuovo dal primo all'ultimo bullone (vedi: http://www.ontario-s...).

Normalmente, più che di un vero e proprio restauro viene effettuato un ricondizionamento generale in grado di portare nuovamente una 500 in strada contenendo i costi del prezzo di vendita.

500 sopra e sotto i ponti
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Chi compra una 500 in Giappone? Qualcuno la usa davvero come auto "di tutti i giorni" ma rischia guasti frequenti, fa notare Yamaguchi, ed anche in questo caso possiamo immaginare cosa voglia dire aver bisogno di un motorino d'avviamento funzionante a... Sapporo.

Il meccanico al lavoro
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Praticamente assenti le 500 con guida a destra, segno che il grosso dell'importazione è avvenuto per vie parallele negli anni '80 durante il periodo della bolla economica (e dopo il successo di Lupin III, immagino).

Attrezzi
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Raduni? Manco a parlarne; pochissimi e molto diversi da quelli italiani e questo Yahaguchi lo dice con un po' di rammarico. Il 500ista nippone preferisce godersi la 500 in privato ed è poco incline a rischiare una fiancata solo per fare festa un pomeriggio, ed anche qui non fatico a credergli dal momento che anche da noi quelli che evitano i raduni nei giorni in cui il meteo ventila l'ipotesi pioggia non mancano.

Scorte
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Beh, finiamola qui perché ad un certo punto Yamaguchi aveva piacere di rimettersi al lavoro... ma anche perché se da voi sono le 18 qui si sono fatte le 2 di notte...

by Galileo


PS: Si, lo so, mi sono dimenticato di chiedergli cosa centri l'Ontario con una officina specializzata in 500. Giuro che volevo fargliela sta domanda ma poi, appena ho visto un mare di 500, mi si è annebbiata la concentrazione Sarà per la prossima...



postata il 8/12/2007 - Storie
Ricordi di un povero vecchio

Per vedere le immagini a dimensioni ottimali effettuare il login! Correva il 1969 ed il sedile posteriore della vecchia, gloriosa, ansimante ed arrugginita 500 sport si era riempito di pacchi e pacchetti. Un tenda, due brandine, un minitavolino con due mini sedie ed altre ovvie apparecchiature. Partimmo, io, mia moglie e la mia prima figlia che allora aveva circa meno tre mesi (non meno di tre mesi, ma proprio meno tre mesi; tanti ne mancavano al periodo previsto per il lieto evento); allora non c'erano tante autostrade ed il pensiero di fare la Liguria in Agosto non ci entusiasmava per cui affrontammo disinvoltamente quello che oggi sarebbe definito percorso alternativo.

Alessandria, Asti, Cuneo e a Limone eccoti di fronte a noi, in tutta la sua maestà (o almeno così credevamo) la prima salita.

IL COLLE DI TENDA

Il coraggioso cinquino lo superò brillantemente suscitando le perplessità dei doganieri che non ebbero il coraggio di farci scaricare cotante masserizie per controlarle (allora si usava).

Ma non sapeva, il povero tapino, cosa l' aspettava.

E neppure noi. La "maestà" del Tenda andò a farsi benedire.

Apertivo il colle del Brouis (879 m.), a seguire il colle del Braus 1002 e per finire il colle di Nizza (solo 410 m.).

Gli ultimi metri del colle del Braus li percorremmo seguiti da un autocarro pieno di bombole di gas. Come ci spingeva................. ragazzi come ci spingeva! Ricordo un vecchio film in cui un TIR ha inseguito un automobilista per tutta la pellicola. Ci sentivamo come quel tale (l'automobilista).

Comunque l'amato compagno della nostra follia arrivò ci depositò brillantemente a tirare il fiato in Place Massena a Nizza Marittima.

Ma non era ancora finita; il beneamato compagno della nostra follia ci portò, senza patemi d'animo - ormai era tutta pianura, a Villeneube-Loubet dove scarico noi ed il nostro bagagli al Camping "Parc des Maurettes".

Per non lasciarvi sbavare dalla curiosità vi dirò che, da quegli incoscienti che eravamo, tornammo per la stessa strada.

Come avrà fatto nostra figlia a non nascere di sei mesi in una piazzola in riva al Roya solo il cielo lo sa.

by carletto



postata il 22/9/2007 - Storie
Un cinquino di passione

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Cosa passa per la testa a tutte le persone che si girano a guardarvi ogni volta che passate loro innanzi con il vostro cinquino? Pensateci attentamente... ammirazione, stupore, ilarità o forse perfino invidia... no, niente di tutto questo. Guardateli bene, pensate ai loro sguardi, soffermatevi sui loro sorrisi: è emozione, ricordo, è come un tuffo nel passato, come aprire il coperchio di una scatola rimasta per troppo tempo chiusa e che conserva avventure, passioni e sogni.

“Ah, mi ricordo quando ce l’avevo io....” questa è la frase più ricorrente di chi, pur non conoscendovi, sente il bisogno di comunicarvi in qualche modo un ricordo o un aneddoto legato a quest’auto che oramai è nel DNA di tutti gli Italiani. Ecco quindi l’idea di raccogliere gli aneddoti più simpatici, quasi un romanzo d’appendice, per riportare tutti noi un po’ indietro nel tempo, ad assaporare le radici di una passione che dura da così tanti anni inalterata nel tempo.

Quella mattina, finalmente, non nevicava più e le Dolomiti erano completamente imbiancate da una coltre bianca che rendeva ovattato ogni rumore. Come di consueto, Paolo doveva affrontare il tragitto che da casa lo portava al lavoro, perciò uscì un po’ prima del solito per aprirsi un varco con il badile e spazzare via dalla sua 500 la neve caduta nella notte. Poveretta! Bianca com’era sembrava che fosse stata inghiottita!
Dopo aver armeggiato per un po’, riuscì ad intrufolarsi nel gelido abitacolo, infilando la chiave nel blocchetto, sollevando prima la levetta dell’aria, poi quella dell’accensione finché il bicilindrico, con un gemito intirizzito, partì.

Cautamente affrontò la strada ancora completamente innevata, poiché nemmeno le catene, montate quasi perennemente nel periodo invernale, sembravano farcela. Il tragitto era quasi tutto in discesa, perciò era necessario solo affrontare le curve con il dovuto rispetto e tutto sarebbe andato per il meglio.

Il paese sonnecchiava, mentre il cielo lattiginoso lasciava intendere che per quel giorno la neve sarebbe caduta ancora.
Una curva, poi un’altra, uno stop, e via di nuovo, prima, seconda e perfino la terza, oramai non mancava molto e c’era da percorrere solo poca strada e quel rettilineo in discesa.

Improvvisamente, per ragioni inspiegabili, Paolo si ritrovò a testa in giù riuscendo a scorgere dal finestrino solo i muri di neve che fiancheggiavano la strada e non più le cime degli abeti imbiancati; l’auto si muoveva velocemente ma lui non riusciva ancora a realizzare cosa fosse successo.
Per la miseria! Aveva cappottato! La 500 non ne voleva sapere di fermarsi e stava viaggiando direttamente sul tetto come un piccolo bob. Non c’era nulla che potesse fare, se non aspettare che la discesa finisse, nella speranza che nessun ostacolo interrompesse bruscamente la sua orsa.

Lentamente il cinquino perse velocità fino a fermarsi proprio sotto casa di un amico che in quel momento stava uscendo per recarsi al lavoro.
Sbigottito, si era fermato ad osservare quell’auto che, invece di correre sulle ruote, correva sul tetto.

Paolo uscì quindi dall’abitacolo quasi con noncuranza, salutò l’amico chiedendogli candidamente di dargli una mano a rigirare la 500. Detto fatto i due riportarono nella posizione originaria la vettura che ripartì senza il minimo problema, ad esclusione dello specchietto interno incrinato dalla testata data dal guidatore.

Oramai era quasi arrivato, cominciava un’altra giornata di lavoro.


by Archidado



 

STORIE DI 500



Chi di noi non ha una storia particolare legata alla 500? Un avventura che più di altre gli è rimasta dentro e ha reso unico e speciale il legame con questa piccola vettura.

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